Riproponiamo questa intervista a Ivan Cattaneo, pubblicata lo scorso 14 novembre, tra le più apprezzate del 2025.
Ivan Cattaneo non poteva tornare in sordina. Troppo semplice fare un disco, un singolo, un qualsivoglia remake di una sua hit, magari condito da qualche featuring pop banale e telefonato. Ivan Cattaneo fa le cose diversamente, a dirla tutta ha sempre fatto della sua diversità il suo più grande punto di forza. È diverso in tutto e per tutto, e andare controcorrente è la sua natura profonda: sembra quasi provarci gusto nel dar fastidio, con quello stile da gentil bastian contrario che lo rende inconfondibile. Con questo spirito ha preso forma DUE.Iun’opera-scrigno che non ha nulla di contemporaneo nel senso industriale del termine. Contiene musica, pittura, scrittura, videoarte e memoria. Un progetto così poteva nascere soltanto da un artista che non ha mai accettato di essere «solo» un cantante, né di farsi ingabbiare nei generi o nelle aspettative altrui. Persino i firmacopie, per lui, non sono mai solo firmacopie…
Dopo cinquant’anni le piace ancora firmare i dischi per i fan?
«Mi piacciono i firmacopie, ma non devono essere troppi».
Pare che l’ultimo sia stato molto divertente.
«Certo. Non era un semplice firmacopie come fanno molti miei colleghi, che arrivano al tavolo e firmano. Io ho allestito uno spettacolo vero e proprio, con video, coriste, letture».
Lezione?
«Ho letto alcune parti del libro, non troppe, perché i libri vanno letti e non recitati. Quindi ho costruito qualcosa che fosse davvero consono a DUE.Iche non è un disco qualunque, ma un’opera complessa».
Ci dice di più.
«È formato da due parti, quattro cd, un dvd, un romanzo con racconti e aforismi, quadri, fotografie. Non mi sono mai considerato “solo un cantante”. Sono prima di tutto un cantautore e, ancora prima, un pittore».
È riuscito a condensare tutto?
«Sì, è il totale-insieme di ciò che faccio da sempre. Il volume è diviso in due parti speculari. Da un lato c’è Titanic-Orkestradall’altro Un mammifero che canta. Titanic-Orkestra è un concept album narrativo: ci sono 24 personaggi immaginari che salgono sul Titanic. Ognuno ha una canzone inedita, una storia, un ritratto pittorico e un Tableau-Mouvant nel dvd. Le loro vite scorrono parallele a quella della nave, ma non si incrociano mai con la storia “ufficiale” che conosciamo».
E Il mammifero che canta?
«È la mia autobiografia artistica. Un autoritratto visionario e sincero, in cui uso l’ironia per alleggerire e, allo stesso tempo, amplificare la forza di ciò che racconto».
Perché ha scelto il Titanic?
«Il Titanic mi affascina da sempre. L’ho scelto perché incarna perfettamente l’idea di fiducia cieca nel progresso, lo stesso errore che stiamo facendo oggi».
Un parallelismo con il presente?
«Nel 1912 il Titanic era celebrato come la nave più veloce e sicura del mondo, un trionfo della tecnologia. Oggi facciamo lo stesso con il web ei telefonini: li trattiamo come fossero infallibili».
