Close Menu
The Fashion Maison
    What's Hot

    il segreto australiano per la bellezza

    April 21, 2026

    Charlize Theron ricorda la notte in cui sua madre uccise suo padre: «Lui era completamente ubriaco, e il suo messaggio era chiaro: “Ammazzerò entrambe”»

    April 21, 2026

    Shoe Show Inc. ha la leadership di terza generazione in Chase Tucker

    April 21, 2026
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Facebook X (Twitter) Instagram
    The Fashion Maison
    • Home
    • Fashion
    • Lifestyle
    • Beauty
    • Footwear
    • People
    The Fashion Maison
    Home»People»Valeria Solarino: «Un Paese non vive solo di buone intenzioni, servizi diritti, istruzione e coraggio di cambiare. La mia voce può diventare un megafono per chi non viene ascoltato»
    People

    Valeria Solarino: «Un Paese non vive solo di buone intenzioni, servizi diritti, istruzione e coraggio di cambiare. La mia voce può diventare un megafono per chi non viene ascoltato»

    redazioneBy redazioneDecember 2, 2025
    Share
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email Copy Link

    Facciamo un passo indietro. Che storia c’è dietro a questo riconoscimento?

    «Da anni, seguo il lavoro di Amnistia. Poi, nel 2023, mi è stato chiesto di iniziare a collaborare con loro, cercando di portare maggiore visibilità su alcune delle loro campagne. Come personaggio che lavora nello spettacolo, posso dare una risonanza diversa rispetto a certe cause: la mia voce può essere un megafono, raggiungere delle persone che, magari, di solito, non seguono Amnistia. Per questo, voglio metterla a servizio di causa in cui credo».

    Venire i diritti dei migranti. Lei è stata a Lampedusaa 10 anni da uno dei naufragi nel Mediterraneo che ha causato più vittime. Ha incontrato Maysoon Majidi, l’attivista curdo iraniana accusata di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Ha girato un documentario dedicato a Sean Binder.

    «Sono tutte storie che mi hanno colpito e lasciato un segno. Soprattutto quella di Majidi: all’epoca, anche noi in Italia, protestavamo al fianco delle attiviste iraniane del movimento Donna Vita Libertà. Poi una di loro, Maysoon Majidi per l’appunto, riesce a scappare dal suo Paese dove rischiava di essere arrestata e addirittura uccisa, ma viene accusata di essere la scafista della barca su cui si trovava. Viene arrestata in Italia, spedita in carcere senza sapere neanche l’accusa perché, per mesi, non ha avuto la possibilità di avere un interprete. A me sembrava assicurato che non la proteggessimo. Nelle piazze, si manifestava per le attiviste ma lei, nel frattempo, era tenuta in carcere senza prove concrete».

    Lo evidenzia anche nel documentario su Sean Binder: per lei, c’è un totale scollamento tra società civile e istituzioni politiche.

    «Certo. Molto spesso, le persone si mostrano solidali con le altre: è un’azione quasi spontanea. Mentre i governi no, sono regolati da principi totalmente diversi e più complessi che fanno capo a un sistema economico globalizzato. In una realtà di questo tipo, non c’è molto spazio per i diritti umani».

    Però, la solidarietà non può essere l’unica soluzione.

    «Un Paese non può reggersi solo sulla solidarietà: non basta. Però, al contempo, io sento di dover fare qualcosa, di dover agire. È come diceva Pertini: “Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza”. La mia riconoscibilità, popolarità dovuta al lavoro che faccio, trova un nuovo senso quando può essere messa al servizio di qualcos’altro. Inoltre, trovo profondamente ingiusto che tutto questo accada e la storia di Amnistia dimostra che l’azione del singolo, quando diventa collettività, può fare la differenza».

    La società civile è anche quella che, negli ultimi anni, deserta costantemente le urne. Non trova che stonino un po’ questi aspetti?

    «Credo che siano due aspetti che si muovono su piani diversi. In definitiva, vediamo manifestazioni molto partecipate perché sono queste lo strumento più immediato di democrazia: c’è qualcosa che non ti va bene, protesti, esprimi la tua opinione. Però, non c’è solo quello: essere un cittadino vuol dire anche partecipare alla vita politica del tuo Paese. E questo non significa candidarsi, ma anche informarsi, creare un proprio punto di vista, approfondire, capire quello che sta succedendo. Per me, vanno di pari passo e significa sentirmi pienamente una cittadina».

    ascoltato buone Cambiare chi coraggio diritti diventare intenzioni istruzione megafono mia Paese può servizi Solarino solo Valeria viene vive voce
    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email Copy Link
    redazione
    • Website

    Related Posts

    Charlize Theron ricorda la notte in cui sua madre uccise suo padre: «Lui era completamente ubriaco, e il suo messaggio era chiaro: “Ammazzerò entrambe”»

    April 21, 2026

    il blackout, non solo tecnico, che ferma i diritti

    April 21, 2026

    determinazione e sogni nella moda

    April 20, 2026
    Top Posts

    Kim Cattrall si è sposata (e c’è moltissima Carrie Bradshaw nel suo abito)

    December 5, 2025

    Il nuovo beauty brand naturale ispirato al minimalismo

    November 30, 2025

    Il Natale si fa green con la linea beauty di Natural Naì

    December 9, 2025
    Stay In Touch
    • Facebook
    • YouTube
    • TikTok
    • WhatsApp
    • Twitter
    • Instagram
    The Fashion Maison
    Facebook X (Twitter) Instagram Pinterest
    • Privacy Policy
    • Termini e Condizioni
    • Disclaimer
    • Chi Siamo
    • Contattaci
    © 2026 Copyright - The Fashion maison.

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.