Tra pochi giorni, il primo dicembre, Woody Allen spegnerà 90 candeline. Un traguardo importante, che però non sembra impressionarlo particolarmente. «Spero solo che il giorno in cui compirò 90 anni potrò trascorrerlo in modo tranquillo e senza imprevisti e andare avanti così in buona salute», spiega al Corriere della Serache l’ha intervistato.
Da poco ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Che succede a Baum? Ma quanto c’è di lui nel protagonista, che è un antieroe, uno sconfitto? «Tutte le storie sono inventate, ma la prospettiva e le idee riflettono le mie». E ancora: «Ci sono somiglianze superficiali, ma nulla di ciò che è accaduto a Baum è accaduto a me». Alla domanda su come sta andando il libro, spiega: «Non ne ho idea, non leggo le recensioni e non ho ancora incontrato qualcuno che lo abbia letto. Ho fatto alcuni podcast, ma non sono mai apparso in televisione. Nessun programma mi ha invitato».
«Lo spirito americano è democratico e non soccomberà alle tendenze autoritarie»
Woody Allen non si sente affatto un regista politico, ma su quello che sta accadendo negli Stati Uniti ha le idee chiare: «Lo spirito americano è fondamentalmente democratico e non soccomberà alle tendenze autoritarie di questa particolare amministrazione», dice riferendosi all’era di Donald Trump. Il risultato delle ultime elezioni lo ha lasciato interdetto: «Sono sorpreso dal successo dei repubblicani alle elezioni politiche. Sono democratico e ho votato per Kamala Harrise voterei di nuovo per lei se si candidasse oggi. Ma l’America è una democrazia, spero che alle prossime consultazioni la gente sceglierà con più saggezza». La domanda sul clima culturale porta un’altra riflessione: «Conosco molto poco della cultura svegliato. Penso che qualsiasi movimento che contribuisca in modo positivo alle persone sia sane, mentre la cancellare la cultura è semplicemente stupida».
Quanto alla possibilità di trasformare le attuali tensioni politiche in un film, mette subito le mani avanti: «Non ho intenzione di occuparmi di una politica che cambia di giorno in giorno. È meglio lasciarla alla satira televisiva».
«Sarei felice di girare un film in Italia»
E allora, altri nuovi film? Woody Allen avrebbe due progetti pronti, da girare ancora negli Stati Uniti, ma c’è un ostacolo: «Anche se fossi un regista low-cost, avrei bisogno di quindici milioni di dollari per realizzare il mio film e, sebbene sia quasi una miseria per gli standard di oggi, è comunque difficile ottenerli». Sulla questione del presunto film in Russia, spiega: «Non potrei lavorare in Russia perché non conosco bene i luoghi. Credo sia molto importante per noi del mondo dell’arte cercare di non lasciare che il predominio bellico abbia la meglio. Penso che sia importante per l’artista rimanere in contatto con tutti gli altri Paesi, indipendentemente dai conflitti politici. Più pacifici sono gli scambi commerciali, maggiori sono le possibilità di avere un mondo in pace». In Italia, invece, «potrei essere molto felice di girare un film perché è uno di quei Paesi in cui è bello trascorrere del tempo».
Il regista, intanto, continua a scrivere per il teatrodove i suoi testi vivono grazie a compagnie sparse nel mondo. Se oggi girasse un film, sarebbe una storia familiare, non un’analisi sociologica. E, da spettatore, «ultimamente guardo soprattutto documentari e mi è piaciuto quello su Leni Riefenstahl».
