Drescher è arrivata a Villa Alpebella da ammiratrice. Aveva già ascoltato Bocelli dal vivo diverse volte all’Hollywood Bowl e possiede molti dei suoi dischi, ma non aveva mai conosciuto né lui né la moglie: «È una famiglia bellissima, di talento e di persone davvero gentili», dice. «Per me è un piacere essere a casa loro». Per il pubblico italiano resterà sempre «la tata», ma da tempo Fran Drescher ha affiancato al lavoro di attrice quello di attivista. Dopo un tumore all’utero ha fondato Cancer Schmancer, organizzazione impegnata nella prevenzione e nella diagnosi precoce. Si occupa inoltre di diritti civili, ambiente e tutela delle comunità discriminate.
Il premio ricevuto a Forte dei Marmi le permette di parlare di un tema sul quale ha idee molto precise: che cosa farsene della celebrità. «Diventare famosi è una benedizione», dice. «Ti dà la possibilità di aiutare le persone. Ma se hai la fama e non la metti al servizio del bene comune, la stai sprecando». Poi aggiunge una definizione di leadership femminile molto sua: le donne non devono imitare «l’energia maschile», ma guidare con «saggezza ed empatia», senza rinunciare a «sfoggiare un rossetto rosso».
Attorno ad Andrea Bocelli ci sono anche i figli, tre modi diversi di appartenere alla stessa famiglia e alla stessa storia musicale. Amos, nato dal primo matrimonio del tenore, è diplomato in pianoforte e laureato in ingegneria, ma non ama il palcoscenico. «È il musicista di casa», dice il padre. Matteo ha invece scelto apertamente la musica, possiede una voce che Andrea definisce «bellissima» e negli ultimi anni ha costruito un percorso sempre più autonomo. Virginiala più giovane, ha tredici anni: «È molto, molto, molto musicale», dice Bocelli. «Ha tutto quello che non si impara».
La tecnica si studia, continua, il resto no: «Il motivo per cui una cosa ti emoziona e un’altra no ci è totalmente sconosciuta. Ed è bene che sia così». Forse vale anche per il successo. Dopo più di trent’anni di carriera, Bocelli continua a descriverlo come qualcosa che gli è accaduto e che non ha ancora del tutto spiegato. A chiedergli che cosa desideri ancora risponde di non poter chiedere molto di più. Può soltanto augurarsi che il pubblico continui a dimostrargli affetto «fino all’ultima sera».
