Scegliere il momento giusto è solo metà del lavoro. L’altra metà dipende dallo sguardo del fotografo. Cambiare prospettiva è il primo consiglio: abbassarsi, cercare un punto più elevato oppure usare un arco, un ramo o una cancellata come cornice naturale permette di costruire un’immagine meno prevedibile. Vale poi la pena distogliere lo sguardo dalla veduta d’insieme e concentrarsi sui dettagli: una trama di pietra, una decorazione, un’insegna, una scena colta per caso, che spesso raccontano l’atmosfera di un luogo meglio di qualsiasi campo lungo. Il formato verticale è un altro alleato sottovalutato: tagliando fuori i bordi affollati, esalta lo slancio verso l’alto di torri, cattedrali e grattacieli. E quando la folla proprio non si può evitare, tanto vale usarla: includere i visitatori nella composizione, lasciare che il loro movimento diventi parte della scena, è un modo per raccontare l’esperienza del luogo invece di far finta che non ci sia nessuno.
I consigli del fotografo per reportage indimenticabili
Ma come si trasforma davvero un monumento fotografato milioni di volte in un’immagine capace di distinguersi? Lo abbiamo chiesto a Piero D’Ortofotografo professionista dal 1990 (la sua prima camera oscura risale al 1977) e Master della Nikon School Travel dal 2008. Si dedica soprattutto a reportage di viaggio, ritratti socio-etnici e naturae organizza immagini spedizioni fotografiche in giro per il mondo – dalle Svalbard alla Groenlandia, dal Nepal alla Patagonia – per raccontare per luoghi e culture ancora poco esplorati.
La prima domanda è quasi inevitabile, in un’epoca in cui gran parte delle fotografie di viaggio nasce con uno smartphone: qual è l’errore che vede più spesso? «La mancanza di fantasia. Telefono davanti agli occhi, click e via, senza nessuna ricerca compositiva. Ne viene fuori un’omologazione delle foto ricordo che le rende tutte banali, per non parlare delle pose nelle foto-selfieche mi diverto davvero a osservare. E pensare che esistono telefoni costosissimi con funzioni professionali usate al 10% del loro potenziale: basterebbe studiarsi un po’ il proprio strumento». Ecco dunque i consigli di Piero per lo scatto di viaggio perfetto da condividere con orgoglio sui social.

