A quasi tre decenni di distanza, è difficile contestarlo. Quotidiani, emittenti radiofoniche, televisioni e piattaforme video vivono in larga parte dentro l’infrastruttura della rete: distribuiscono contenuti digitali, competono per attenzione e misurano la propria influenza con metriche online. Non significa che i media tradizionali siano spariti, ma che la loro grammatica economica e distributiva è stata riscritta totalmente da internet.
Le date che non arrivano
Il lato più fragile delle previsioni di Elon Musk non risiede nella capacità di immaginare scenari radicali. È la tendenza a considerare una tabella di marcia ideale come se fosse una scadenza affidabile, come se il futuro fosse solo un prodotto industriale.
Marte, il rinvio perpetuo
Nel 2020 Musk disse di ritenere possibile centrare la seconda finestra di trasferimento verso Marte, che avrebbe portato a un lancio nel 2024. Il 2024 è passato senza una missione SpaceX, umana o cargo, diretta su Marte. Le successive dichiarazioni hanno spostato nuovamente il traguardo: prima nel 2025, poi nel 2026 ma già sappiamo che nessun viaggio di Starship è stato ancora programmato verso il Pianeta Rosso.
Guida autonoma: non “fra due anni”
Nel 2016 Musk dichiarò: «Sono molto fiducioso che avremo la guida completamente autonoma in circa due anni». A più di dieci anni di distanza ci siamo vicini, ma non ci siamo ancora. Tesla offre sistemi avanzati di assistenza alla guida, ma non una guida autonoma generalizzata senza supervisione umana: una differenza essenziale sia sul piano tecnologico sia su quello normativo e della sicurezza stradale.
AI dominante, ma non subito
E poi c’è il capitolo più ironico, perché riguarda proprio il tema dell’intervista a The Economist. Nel marzo 2024 Elon Musk ha scritto su X: «L’AI sarà probabilmente più intelligente di qualsiasi singolo essere umano l’anno prossimo. Entro il 2029 l’AI sarà probabilmente più intelligente di tutti gli esseri umani messi insieme».
Siamo nel 2026 e non esiste alcuna evidenza condivisa che la soglia sia stata superata. Nel frattempo la scadenza si è spostata: adesso il sorpasso sull’intelligenza collettiva è previsto per il 2031non più per il 2029. Il futuro, nelle previsioni di Musk, ha l’abitudine di indietreggiare di un paio d’anni ogni volta che ci si avvicina.
Profeta o indovino?
Sarebbe però comodo liquidarlo come un venditore di fumo, e sarebbe sbagliato. Elon Musk non è un veggente e non possiede una sfera di cristallo. Ha qualcosa di diverso e per certi versi più raro: un’idea del futuro abbastanza precisa da orientare capitali, ingegneri e opinioni pubbliche verso obiettivi che, prima che lui li nominasse, quasi nessuno considerava seri.
Che poi le date sono sistematicamente ottimistiche fa parte del metodonon è un incidente: le cadenze aggressive sono uno strumento gestionale prima che una previsione. Il compito di chi legge è distinguere le due cose. Prevedere il futuro resta difficile per tutti, anche per lui, ma le sue profezie continuano ad avere un merito indiscutibile: costringono tutti gli altri a prendere la posizione tra «apocalittici e integrati», per citare Umberto Eco in tempi non sospetti.
