Come si svolge la tua attività?
«Il nostro lavoro inizia quando riceviamo delle segnalazioni di cavalli maltrattati. Queste di solito arrivano da privati, ma a volte a dare l’allarme sono anche enti ed autorità. Siamo riconosciuti dal Ministero della Salute e nel tempo siamo diventati un punto di riferimento importante».
Qual è l’iter?
«Il primo passo è verificare la segnalazione. Qualora, al termine di un’indagine fatta anche attraverso dei sopralluoghi, risulti veritiera, allertiamo le autorità competenti (ASL e Carabinieri Forestali). A questo punto, se i cavalli vengono posti sotto sequestro, ne diventiamo i custodi giudiziari, li portiamo al centro di recupero o, qualora fosse necessario, nella clinica veterinaria e dopo la riabilitazione li diamo in adozione sotto la nostra custodia».
Quanti interventi avete fatto in questi anni?
«Migliaia. E ne abbiamo salvati centinaia di cavalli. L’associazione è nata nel 2013, da cinque anni poi ho creato il centro etologico che ospita cavalli di clienti che teniamo in pensione. Mi piace sottolineare che facciamo formazione e corsi di equitazione ma anche di corretta comunicazione con il cavallo. C’è grande attenzione, il nostro è un centro “creato a misura di cavallo”».
Cos’altro destino?
«Oltre a queste attività, abbiamo il progetto “Ri.Abilitiamoci”, che ha lo scopo di unire le fragilità umane e quelle animali. Portiamo negli ospedali, alcuni animali che abbiamo salvato. È un momento che va oltre la classica Ippoterapiaraccontiamo la loro storia e diamo speranza».
Qualcuno crede che i cavalli dovrebbero essere lasciati liberi di vivere nella natura, senza l’intervento dell’uomo
«Sarebbe stupendo ma è un’utopia, quindi noi dobbiamo tenerli nel rispetto della loro natura! Da noi, tutto viene fatto per il loro bene. La cosa più importante è che il rapporto tra uomo e cavallo sia basato sul rispetto e sulla conoscenza».

