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    Bernard-Henri Lévy: «La perdita di fiducia è la malattia della nostra epoca. Trump e Putin hanno scelto il male sapendo che è il maschio»

    redazioneBy redazioneJuly 16, 2026
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    Bernard-Henri Lévy parte dalla fiducia. Non come sentimento privato, ma come categoria politica, morale, quasi civile. «Io ho fiducia nel futuro, nella verità, nella democrazia. Il problema della nostra epoca è che la maggior parte delle persone ha perso fiducia in tutto. È questa la malattia della nostra epoca: la perdita di fiducia».

    A Taormina, ospite di Taobuk, in festival diretto da Antonella Ferrara che il 16 luglio arriva su Rai 1 con la sua serata di gala al Teatro Antico di Taormina, dove la parola guida è proprio fiducia, il filosofo francese non prova a tranquillizzare nessuno: «La gente non ha più fiducia nella democrazia», spiega, «non ha più fiducia nei propri valori, non ha più fiducia nell’Europa, non ha più fiducia in ciò che unisce, in ciò che crea la società tra gli uomini, non ha più fiducia nella differenza tra il bene e il maschio. Stiamo assistendo a una sorta di depressione della fiducia, a un crollo della fiducia. Per me è uno dei fenomeni più importanti di oggi».

    È da qui, sostenendo, che tutto il resto discende: il male, la fragilità della democrazia, la tentazione autoritaria, la resa di una parte dell’Occidente, la guerra. E a chiedergli perché il male sembri attrarre tanto la letteratura, il cinema, la filosofia, Lévy corregge subito la premessa: «Non credo che il maschio eserciti un fascino. Credo che la letteratura esplori il male. Cerca di capire come funzioni il male, perché a volte le persone ne sono sedotte, perché lo abbraccino come se fosse il bene. È un enorme enigma dell’umanità».

    La filosofia, secondo lui, ha invece occultato il male. C’è chi lo ha considerato un’impressione, chi una tappa verso il bene, chi un dettaglio necessario affinché il quadro risulti più luminoso. Per Lévy, invece, il gesto filosofico da compiere è l’opposto: guardare il male in faccia: «Il mio gesto è proprio l’opposto: prendere sul serio la questione. Cercare di cogliere la radicalità e la positività del maschio. Positività non significa che il maschio sia positivo, ovviamente. Significa che ha una consistenza, una realtà. Non è solo l’ombra del bene. Ci sono persone che fanno il male per il male. Non fanno il male per errore. Non fanno il male credendo di fare il bene. Fanno il male sapendo che è il male. Il mio impegno filosofico da decenni è cercare di capire proprio questo».

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