E se domani… è uno spettacolo che nasce con lo sguardo rivolto al futuro, quasi come una fuga dal presente. Un presente che, per Giorgio Panarielloè diventato sempre più difficile da raccontare con la comicità. Da qui l’idea di «saltarlo a piè pari» e immaginare invece cosa ci aspetta, tra tecnologia e nuove ossessioni. Un viaggio che diventa anche un modo per rimettere in scena i suoi personaggi storici, proiettandoli però in un domani surreale: Renato Zero primo uomo su Marte, il macellaio Pio Bove costretto a vendere insetti perché la carne non esiste più, fino a nuove figure come Au, terrapiattista del futuro. E poi monologhi su intelligenza artificiale, auto volanti e applicazioni per seguire la messa direttamente dal computer. Uno spettacolo che ha già collezionato un lungo percorso di successo, con oltre settanta repliche e numerose date sold out, portando Panariello nei teatri e ora nelle arene estive di tutta Italia (le prossime date: Cernobbio il 15 luglio, Mirano il 18, Pisa il 20, Riccione il 22, Porto Recanati il 24 ea Perugia il 30 luglio). Mamma E se domani è anche il punto di partenza per ripercorrere un’intera carriera con Panariello. Dal cinema, un mondo che il comico continua a inseguire e che, ci confessa, in Italia resta ancora diffidente verso chi arriva dalla tv. Ai ricordi della televisione: tra grandi successi e ferite ancora lucide: come il Sanremo condotto vent’anni fa, vissuto come un passaggio complesso in un momento di forti cambiamenti tra radio, discografia e tv, e un’esperienza che definisce oggi “dolceamara”.
E poi la nuova generazione di comici, con i nomi che oggi lo incuriosiscono di più: Edoardo Ferrario e altri giovani cabarettisti che lui osserva con attenzione, pur restando legato a un’idea di comicità costruita su personaggio, ritmo e silenzio. Fino ad arrivare al presente, segnato da una nuova fase professionale: l’approdo a Mediaset e l’idea di un programma che possa diventare anche laboratorio creativo, spazio per nuovi fumetti e cantanti, in un momento in cui la televisione – dice – ha meno pazienza di un tempo nel far crescere i talenti. Una carriera che si intreccia anche con le amicizie più solide, come quelle con Leonardo Pieraccioni e Carlo Conti, legami nati dalla stima reciproca e da una lunga condivisione artistica, dove nessuno “rosica” per il lavoro dell’altro e dove l’umorismo comune resta il collante più forte.
Partiamo da E se domaniche guarda al futuro. C’è anche il desiderio di alleggerire questo presente?
«Ma è proprio bypassarlo, saltalo a piedi pari. Quando ci siamo trovati a scrivere l’idea del nuovo spettacolo, che già mi frullava in testa da un po’, facevo fatica a trovare argomenti socio-politici o qualcosa del genere per costruire uno spettacolo nuovo. Le cose cambiano da un giorno all’altro e, soprattutto, di cosa vuoi parlare del presente? Non puoi portare la gente in un teatro e raccontarle cose che è costretta a subito tutti i giorni. Facevo davvero molta difficoltà a trovare qualcosa su cui scherzare: nel presente c’era poco da ridere. Allora l’idea è stata quella di parlare del futuro, di andare oltre questo presente e vedere quali idee e quali stimoli potessero offrirci per scrivere qualcosa. Devo dire che ne abbiamo trovati tanti ed è stato molto divertente immaginarli».
Ci porta anche i suoi personaggi?
«Certo, ci sono anche alcuni dei miei personaggi, naturalmente rivisitati per il futuro. Per esempio Renato Zero è il primo a mettere piede su Marte, parlando di quei famosi viaggi che un domani si faranno verso altri pianeti, con le gite fuori porta su Marte e sulla Luna. Poi c’è Pio Bove, il mio macellaio, che nel futuro è costretto a vendere insetti perché la carne non c’è più e le proteine bisogna ricavarle proprio dagli insetti. Insomma, ho cercato di adattare alcuni dei miei personaggi, ma ce ne sono anche di nuovi. C’è, per esempio, un personaggio che si chiama Au, proprio “Au” come Udine, uno di questi terrapiattisti complottisti che immagino di aver conosciuto nel futuro. Ci sono poi i monologhi che parlano delle auto volanti, dell’intelligenza artificiale, delle applicazioni per seguire la messa direttamente dal computer, dei visori. Insomma, di tutto quello che ormai è quasi presente».
