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    Home»Fashion»La storia delle borse come le intendiamo oggi? Inizia quando finiscono le tasche
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    La storia delle borse come le intendiamo oggi? Inizia quando finiscono le tasche

    redazioneBy redazioneJuly 9, 2026
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    C’è chi aspetta anni per acquistarne una, chi la considera un investimento, chi la tramanda per generazioni come se fosse un gioiello di famiglia. La borsa oggi non è solo un accessorio, è uno simbolo di statoun’estensione del proprio stile, un oggetto del desiderio capace di raccontare chi siamo (o aspiriamo ad essere) ancora prima di parlare. Ogni stagione la moda incorona le sue nuove borsa, sì modelli iconici che chiamiamo per nome e diventano veri e propri tormentoni fashionisti. Eppure c’è un dettaglio che spesso dimentichiamo: la borsa non è nata per essere bella né desiderabile, ma per essere utile.

    Prima di diventare protagonista delle passerelle e delle lista dei desideri d’acquisto, la borsa era una necessità pratica, nata quando la moda ha deciso di eliminare uno degli elementi più funzionali del guardaroba: le tasche. Ma procediamo con ordine.

    L’evoluzione della borsa:

    In principio c’erano le tasche

    Può sembrare incredibile, ma per secoli la borsa così come la conosciamo oggi, non serviva, anzi, non esisteva affatto. Nell’Europa della prima età moderna e nell’America coloniale uomini e donne indossavano grandi tasche in tessuto legate direttamente alla vita. Non erano cucite negli abiti, ma fissate con nastri e completamente nascoste sotto gonne, sottogonne o cappotti. Erano sorprendentemente capienti: custodivano monete, coltellini, chiavi, kit da cucito, piccoli oggetti personali e persino da mangiare durante la giornata. Il punto di svolta arriva tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento: con l’estetica neoclassica e gli abiti dell’era Regency (quelli che oggi immagineremmo perfettamente addosso alle protagoniste di Bridgerton, per intenderci), la silhouette cambia radicalmente. Gli abiti diventano morbidi è più aderenti, con la vita altissima e le gonne scivolate in tessuti dalle grammature più leggere e fluttuanti che non perdono alcun volume aggiuntivo. Quelle grandi tasche nascoste iniziano a deformare le linee dei vestiti e vengono a poco a poco eliminate. È uno dei momenti più significativi nella storia della moda in cui l’estetica inizia a prendere il sopravvento sulla funzionalità. Mentre il guardaroba maschile continua ad arricchirsi di tasche sempre più pratiche, chi indossa abiti femminili è costretto a trovare un’alternativa.

    Minuscole e ridicolizzate, le prime borse erano così

    In quel periodo nascono le reticolopiccoli sacchetti con coulisse da portare al polso o tenere in mano. Il nome deriva dal latino reticoloovvero «piccola rete», ma il loro debutto non fu particolarmente glorioso. Molti uomini dell’epoca iniziarono infatti a prenderle in giro, storpiandone ironicamente il nome in ridicolicioè «ridicolo». Un modo per sottolineare quanto quelle borsette fossero premuroso e frivolopoiché erano troppo minuti per contenere denaro, documenti o qualsiasi oggetto ritenuto davvero importante. L’idea che una borsa dovrebbe servire soprattutto a trasportare fazzoletti, ventagli o piccoli accessori di bellezza nasce proprio allora, ed è interessante notare come questa percezione si sia trascinata, almeno in parte, fino ai giorni nostri. Nell’età vittoriana si confronta un accessorio oggi quasi dimenticato, ma fondamentale nell’evoluzione della borsa: la castellana.

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