Dal 18 al 21 giugno (con anteprima su invito il 16 e 17), Basileacon la sua Art Base, torna a essere il centro gravitazionale del mercato dell’arte mondiale. Duecentonovanta gallerie da 43 Paesi, con opere che spaziano dai maestri del primo Novecento alle installazioni monumentali negli spazi pubblici, e un programma di eventi che trasforma l’intera città in un grande in un palcoscenico.
La novità dell’anno: Basel Exclusive
La grande scommessa di questa edizione si chiama «Esclusiva Basilea»: le gallerie partecipanti si impegnano a non mettere in vendita né a mostrare online alcune opere prima dell’apertura della fiera, riservandone la prima apparizione pubblica al momento del VIP opening. Hanno accettato di farlo anche i grandissimi come Gagosian, Hauser & Wirth, David Zwirner, Galleria Continua e Pace Gallery.
Si cerca così di ovviare a una querelle che si era posta di recente: il mercato dell’arte si è spostato online, le vendite cominciano mesi prima delle fiere, e Art Basel, come tutti gli altri appuntamenti, rischierebbe così di diventare una vetrina per opere già vendute.
«Basel Exclusive» è un tentativo di ridare senso alla presenza fisica, cercando di dimostrare che vedere un’opera dal vivo, per la prima volta, in un contesto di qualità, vale ancora qualcosa. È una mossa con una sua logica, che però dice molto su quanto il modello tradizionale delle fiere d’arte sia messo sotto pressione.
Illimitato: quando l’arte sfugge agli stand
Il settore più spettacolare della fiera è, come sempre, «Illimitato», il grande spazio dove le gallerie possono presentare opere che non si adattano al formato standard dello stand. Quest’anno è curato per la prima volta da Ruba KatribChief Curator del MoMA PS1, e porta in scena 59 progetti di 66 gallerie internazionali.
Il programma è ambizioso: c’è l’installazione di Isa Genzken con sedili di aereo abbandonati che trasformano lo spettatore in oggetto osservato, inducendo a riflettere sui temi della sorveglianza e della fragilità della vita; c’è Bruce Naumann con il suo labirinto disorientante; c’è Cancelli del teatro con oltre mille bottiglie di sake disposte come una meditazione collettiva su artigianato e memoria, e c’è puro Tracey Emin con una capanna da spiaggia di Margate carica di ricordi e debolezza.
