Vieni la dovuta stella Dua Lipa e Callum Turner avrebbero potuto sposarsi ovunque. Hanno scelto la Sicilia, Palermo, e per il ricevimento Villa Valguarnera a Bagheria, la villa settecentesca che appartenne ai nonni materni di Dacia Maraini, dove la scrittrice trascorse parte della sua infanzia. «Ed ecco che, dopo avere camminato per un altro centinaio di metri, alzando gli occhi ci si trova davanti alla villa Valguarnera, in tutta la sua bellezza», scrisse in Bagheria. Tre giorni di festa, con invitati da tutto il mondo, a Palermo, dove Callum Turner è stato visto giocare a carte in un pub, e Dua Lipa seduta davanti a un piccolo locale del centro storico, come una turista qualsiasi.
Il Telegrafo ha raccontato la favola siciliana attraverso il terribile cliché della mafia. Nel titolo, Bagheria, città di Renato Guttuso e di Giuseppe Tornatore, era diventata «il nido mafioso siciliano», il covo della mafia siciliana, e Villa Valguarnera una «un tempo roccaforte di Casa Nostra», una roccaforte di Casa Nostra. Dopo le proteste, il Telegrafo ha corretto con «l’ex covo mafioso siciliano», l’ex covo. L’articolo non si ferma al titolo: ricostruisce la stagione del cosiddetto «triangolo della morte», i delitti, le torture, la fabbrica dismessa dove i boss eliminavano i rivali. Poi, va detto, racconta anche il riscatto attraverso il turismo, le ville barocche, i B&B passati da due a oltre duecento, le parole del sindaco Filippo Tripoli sul declino dei grandi capimafia. Ma l’impianto non cambia, visto che per raccontare le nozze, il giornale ha scelto quella chiave.

