È davvero così timido?
«Quando ho iniziato a fare musica, nel 2009, avevo paura di raccontarmi, di mostrarmi. Ero davvero chiuso e riservato: facevo fatica a parlare con i miei genitori ei miei amici, anche quelli più stretti. Per questo usavo la musica: era il mio unico modo per parlare con gli altri. Non avevo il coraggio di farlo di persona, quindi scrivevo, mi esibivo, facendo diventare la musica la mia prima voce».
È così anche ora?
«No, adesso ho molta meno paura di mostrare me stesso. In questo sono molto cambiata, ma la mia anima, la parte più profonda di me, è rimasta sempre la stessa. Infatti, sono circondati dalle stesse persone, quelle che considero vere e sincere, con cui condividono un valore importantissimo: l’empatia».
E arriviamo a Lunedìnero: dalla cover dell’album alla musica, tutto è molto essenziale, funziona solo a servizio delle sue parole.
«Nel 2025, mi sono allontanato un po’ dalle scene, mi sono preso tempo per me, per viaggiare, fare esperienze. E la mia scrittura riflette questo nuovo equilibrio con me stesso: scrivo solo per esigenza creativa, mettendo da parte il superfluo, tutte le sovrastrutture che possono nascondere chi è Mattia (il vero nome del cantante) ndr.) davvero».
Prima si sentiva costretto da un altro tipo di esigenze? Penso a quelle discografiche.
«No, io sono sempre stato un artista controcorrente. Ho sempre dato priorità alla mia musica, non pensando al dover scrivere la hit perfetta per l’estate, il brano che poteva vincere Sanremo o altro. Semplicemente, ora sto scrivendo più “di pancia” e voglio che chi sentirà il nuovo disco capisca che io sono pienamente sincero».
Lunedìnero. Ma pochi mesi fa ha pubblicato altri singoli: Casa in fiamme ed Effetto Michelangelo. Tutti brani che raccontano le diverse sfaccettature dell’amore. Il suo nuovo album ruoterà attorno a questo?
«Potrebbe non farlo? L’amore per me è in ogni cosa, in ogni azione che compiamo, in ogni rapporto che stabiliamo. Tratto questo sentimento come qualcosa di universale: c’è amore anche nell’odio».
Però, tra le parole delle sue canzoni si può leggere anche dell’altro. Ad esempio, mi sembra ci sia una sorta di timore nei confronti della vita adulta. È sbagliata la mia intuizione?
«Sinceramente, quello che mi fa paura è il tempo: temo di non averne più. È il motivo che mi ha spinto a prendermi la pausa di cui le parlavo prima. Sentivo che dovevo ricominciare a vivere: siamo in un mondo che gira così veloce che, se non rallentiamo, non ci godiamo più nulla. Mi vengono i brividi se mi vedo a 70 anni, magari con centinaia di dischi di platino, ma senza aver vissuto davvero. Tutti noi abbiamo una data di scadenza e io sono terrorizzato dall’arrivarci senza essermi dedicato a ciò che conta davvero, al di là del lavoro».
