«Devi essere pronta a giocare una partita improvvisata in qualsiasi momento e con qualsiasi outfit – aggiunge Hathaway – Quindi, mi dico: quando ti vesti la mattina, scegli con attenzione, perché al cento per cento finirà che qualcuno ti lancerà addosso qualcosaprobabilmente prima ancora della fine della colazione». L’attrice, che si definisce una maschiaccioun «maschiaccio», si dice felice di come il suo abbigliamento sia influenzato dalla sua esperienza di madre e, nello specifico, dall’essere mamma di maschi. Possiamo dedurre, quindi, che i figli Jonathan e Jack abbiano unicamente accentuato un tratto che già apparteneva alla sua personalità e al suo stile.
Pur non vestendomi mai con l’idea che nel corso della giornata potrei ritrovarmi, da un momento all’altro, su un campo da basket, condivido le parole di Anne Hathaway. Ma sono altresì convinto che il solo fatto di doversi occupare di un bambino o di una bambina, indipendentemente dal genere, influenza lo stile nella stessa direzione: quella della praticità.
Nell’intervista, l’attrice cita i numerosi video ironici che circolano in rete in cui le mamma di maschi sono rappresentate come donne stravolte, spettinate, perennemente in disordine, sempre alle prese con bambini scatenati e giochi fisici, mentre le madri di bambine appaiono, insieme alle proprie figlie, impeccabili, intente a colorare o comunque a trascorrere il tempo in attività rilassanti che non implicano il coinvolgimento del loro corpo.
Si tratta di stereotipiè chiaro, ma se raccontati e accolti con la dovuta ironiafanno sorridere e, come tutte le parodie, possono persino indurci a riflettere su come cliché e luoghi comuni finiscono inevitabilmente per influenzarci, nostro malgrado.

