Non sempre è semplice capire perché la biodiversità e la salute degli ecosistemi sono così importanti anche per noi esseri umani. Eppure, quando ci troviamo in un luogo dove la natura esprime tutta la sua energia è impossibile non accorgersene. Sono luoghi, questi, che in qualche modo, arcaico e irrazionale, ci fanno semplicemente stare bene.
C’è quindi da festeggiare quando un angolo di natura viene messo nelle condizioni di esprimere nuovamente tutta la sua potenzialità. Che è quello che potrebbe succedere in un prossimo futuro nell’Oasi della Biodiversità di Pavia, nata grazie a un progetto di 3Ape e Fondazione LGH; qui, in poco tempo, l’indice Abbondanza media delle specie (MSA), che misura la salute di un ecosistema, è passato da 39,7 a 64,6. Un balzo – ci spiegano – che, in termini ecologici, equivale a passare da un paesaggio degradato a uno in piena rinascita.
Di questo caso e del perché dovremmo dedicare tempo, energia e denaro, al contenimento dei danni che abbiamo provocato agli ecosistemi, abbiamo parlato con Virginia Casteluccidivulgatrice sui temi della biodiversità ed Responsabile della sostenibilità di 3Bee.
Partiamo da una domanda cruciale: perché la tutela della biodiversità è così importante per tutti noi?
«Innanzitutto perché la natura è l’infrastruttura su cui si reggono l’economia e la sicurezza alimentare globale. I numeri, a questo proposito, tolgono l’alibi dell’astrazione: oltre il 50% del PIL mondiale dipende direttamente dalla natura e il 72% delle aziende europee dipende criticamente da almeno un servizio ecosistemico: l’acqua pulita, l’impollinazione, la fertilità del suolo».
Questo cosa significa in pratica?
«Che quando perdiamo specie, perdiamo funzioni. E quando perdiamo funzioni, i sistemi diventano fragili: i raccolti, le riserve idriche, la capacità dei suoli di produrre cibo. Proteggere la biodiversità non è un atto di altruismo verso la natura: è la scelta più razionale che cittadini, istituzioni e imprese possano fare per il proprio futuro».
In questo quadro si inserisce l’Oasi della Biodiversità di Pavia.
«Sì, abbiamo trasformato un’area agricola in un habitat rigenerato, piantando 4.063 piante di 17 specie autoctone nettarifere – fra cui ciliegio, nocciolo, salice bianco, acero campestre – selezionate con una logica precisa: garantire una fioritura scalare che nutra gli impollinatori in ogni stagione».
