Nessun divieto, nessuna sanzionenessun buttafuori pronto a placcare una stola di volpe nel backstage. Solo un invito. Un educatissimo, milanesissimo, quasi sussurrato: magari anche no.
Il punto è che, tecnicamente, resta una raccomandazione. Le linee guida sono volontarie: nessun brand verrà escluso dal calendario, multato o penalizzato se deciderà di non seguirle. Però Camera della Moda chiarisce bene il perimetro: per pelliccia si intende quella vera, da animali allevati o catturati soprattutto per quello scopo, visone, volpe, coyote, ermellino, coniglio, karakul. Restano fuori vintage, pelliccia sinteticamateriali innovativi effetto pelliccia, lana e shearling. Insomma, Milano non elimina il pelo dalla passerella. Prova piuttosto a togliere centralità alla pelliccia come simbolo di lusso.
La cosa interessante è che Milano lo dice adesso, cioè non in un momento in cui la pelliccia sembra sparita, ma quasi il contrario. Giusto l’ultima stagione milanese ci ha ricordato quanto quell’immaginario sia ancora lì: da Fendidove Maria Grazia Chiuri ha ripreso un pezzo molto sensibile dell’eredità della maison tra cappotti e stole, a Bottega Venetadove Louise Trotter ha lavorato su texture effetto pelliccia – in quel caso non pelliccia vera, ma seta, maglia, feltro, persino fibra di vetro – fino al pelliccia sintetica di Dolce&Gabbana. Insomma, il pelo continua a girare. Solo che adesso Camera Moda prova a fare una selezione abbastanza netta: una cosa è l’effetto diva, un’altra è l’animale addosso.
