Gaia, all’inizio del percorso ha detto: «Non riusciamo a stare bene neanche nelle cose belle». Anche questo è cambiato?
Gaia De Laurentiis: «Quando ho detto quella frase ero in un cortocircuito totale. Non bisogna dimenticarsi che a Pechino Express non c’è mai un momento in cui te ne stai per conto tuo e riflessi su quello che è accaduto: non c’è spazio, non c’è tempo. Per risponderle le dico che sì, oggi viviamo meglio. Forse anche perché ho capito che posso essere invadente anche con il sorriso e la positività».
Agnese Catalani: «Secondo me oggi riusciamo finalmente a divertirci senza guardare a guardare la virgola messa in un punto sbagliato della frase che ci può offendere. Se non ci si capisce, si parla e poi si passa sopra».
Da spettatore non vi nascondo che mi è dispiaciuto non vedere un po’ di leggerezza in voi.
Gaia De Laurentiis: «In famiglia fondamentalmente siamo dei cazzoni: mi dispiace che sia venuto fuori solo questo aspetto così pesante. Agnese, poi, è la donna più spiritosa e simpatica che conosca, ha un senso dell’umorismo come piace a me, n po’ cinico. Lo stress della gara, però, era racconto che non è venuto fuori, ma ce l’ha».
È un bel complimento Agnese: ricambia con uno alla mamma?
Agnese Catalani: «Vorrei fare tanti complimenti a mamma: apprezzo e invidio la sua leggerezza, il suo carisma e il suo essere solare anche se all’inizio me ne lamentavo. Sbagliavo: ha una dolcezza nell’affrontare le cose che avrebbe molto da insegnarmi».
Gaia De Laurentiis: «Siamo partite più piccole e immature e siamo tornate cresciute: Agnese è tornata una donna e, tutto sommato, la ringrazio per tutte le durezze che ha avuto nei miei confronti perché mi ha obbligata a mettermi di fronte a certe sfaccettature che non avevo mai considerato».
In maniera onesta, prima di Pechino Express avete mai pensato a un percorso condiviso di analisi?
Agnese Catalani: «Sì mamma, puoi dirlo».
Gaia De Laurentiis: «Non proprio in questi termini, ma ho detto spesso ad Agnese che secondo me aveva tanti nodi da sciogliere e che avrebbe potuto aiutarla uno psicologo. Agnese, però, è un’adulta: ha 22 anni e non la posso trattare come se fosse una bambina. È la sua vita e il suo privato. Io il mio percorso di analisi in passato l’ho fatto, anche lungo».
Agnese Catalani: «Suona molto spesso nella mia vita la frase ”Agnese, vai da uno psicologo”. Lei ha evidentemente più forza di volontà di me: io cerco sempre di sviare il discorso».
