Al Bano Carrisi racconta un episodio che gli è rimasto nella memoria: «Mi sarebbe piaciuto frequentarlo di più ma ricordo benissimo che, una volta, durante la registrazione di Canzonissima negli anni ’70, sbagliai. Lui fermò l’orchestra e ripetemmo. È stato un gesto che non ho mai dimenticato ed è un ricordo bellissimo di Gino. avevamo stili di vita completamente diversi, quindi non c’era la possibilità di un incontro, anche considerando lo stile di vita che facciamo. Ma Gino ha lasciato all’Italia e al mondo delle melodie straordinarie, dei testi fantastici. Lui se n’è andato ma la sua musica resta nel cuore degli italiani, perché la musica non muore e non morirà mai».
Francesco Baccini, cantautore genovese, ricorda un momento che dimostra la profondità del legame che Gino Paoli aveva con i suoi amici: «A quell’età ogni giorno è un regalo, penso che nell’ultimo periodo lo sentisse, nelle ultime uscite era più incazzato, voleva sfidare la morte, un po’ come tutti. Gino non sapeva se Lauzi, che era malato di Parkinson, sarebbe arrivato, non lo aveva mai visto in quelle condizioni. Mentre Gino cantava, Lauzi si materializzò alle sue spalle e cominciò a cantare, ma quando lo ha visto per la prima volta, con il Parkinson in fase avanzata, Gino scoppiò a piangere come un bambino e scappò via dal palco senza finire la canzone. Questa cosa mi aveva colpito molto, si capiva che tra i due c’era una profonda amicizia». E spiega che «Paoli ha avuto un ruolo fondamentale in quella che erroneamente è stata chiamata Scuola genovese, erano un gruppo di amici che avevano scoperto una musica nuova che veniva da fuori, arrivandova dall’influenza americana di Bob Dylan e da quella francese di George Brassens, loro l’hanno riportato in italiano creando un nuovo modo di scrivere le canzoni. Ai genovesi si aggiunsero anche i milanesi, come Giorgio Gaber, ma i genovesi furono i primi, hanno cambiato il modo di scrivere le canzoni, facendo capire che il testo è una parte fondamentale, cosa che all’epoca non si pensava».
Cristiano Malgioglio ricorda le emozioni che le canzoni di Gino Paoli sapevano trasmettere: «Quante serate ho trascorso ad ascoltare la tua musica. Quanto amore sentivo nelle tue canzoni. E come sei stato importante per me. Oggi, amo ricordarti così. Immenso».
