E a sentire Chavarria, il punto è proprio questo. «Questa collaborazione è davvero un modo per condividere gli aspetti più elevati della visione del brand con un pubblico più ampio, più democratico e molto più aperto a nuove idee e sensibilità», ha raccontato a Voga. E in effetti VATISIMO Sembra muoversi esattamente lì: mantenere intatto il suo immaginario, ma proiettarlo su un terreno molto più ampio. Non a caso, ha aggiunto anche che la collezione è «un modo per permettere alle persone di familiarizzare di più con la mia visione della donna», aprendo così un altro capitolo del suo percorso nella moda.
Nei capi, questo si traduce in una collezione molto leggibile ma non per questo neutro: gonne a matita strutturate, blazer decisi, denim morbido, camicie in cupro con finiture a taglio vivo, accessori in pelle e gioielli dichiarazionetrad richiami al indumenti da lavoro americana ed eleganza rilassata. Il risultato è una proposta molto riconoscibile, che amplia ulteriormente il raggio visivo del designer.
Come i vestiti raccontano un mondo, la campagna non fa certo meno. Per Zara, Chavarria ha raccontato di aver immaginato «una villa a Città del Messico dove vive una famiglia piena di problemi drammatici», mescolando le serie americane anni Ottanta come Dallas e Dinastia alle telenovelas messicane che guardava da bambino con la nonna. Il risultato, nelle sue parole, doveva essere «incredibilmente chic e drammatico fino al punto di diventare quasi umoristico». E in effetti VATISIMO prende vita proprio così: attraverso una serie di immagini e un cortometraggio diretto da Glen Luchford insieme allo stesso Chavarria, con Christy Turlington e Alberto Guerra immergersi in un melodramma fatto di sguardi tesi, litigi accesi, una partita a carte carica di tensione, perle strappate e scena dal sapore volutamente eccessivo. Più che una semplice campagna, un piccolo universo narrativo perfettamente in linea con l’immaginario della collezione.


