Negli ultimi anni Zara aveva già flirtato con la moda d’autore, collaborando con nomi come Narciso Rodríguez e Stefano Pilatioltre a capsule firmate da figure come Kate Moss e Steven Meisel. Ma qui il discorso è un po’ diverso: Galliano non arriva per una comparsata, ma per un progetto a lungo termine, quindi con il tempo necessario per lasciare davvero un segno.
«Sono super emozionato, perché è qualcosa che non avevo mai fatto prima», ha spiegato a Vogasottolineando quanto a incuriosirlo sia soprattutto la novità del processo. Ed è forse proprio questo il punto più interessante della collaborazione: non un semplice ritorno, ma una nuova fase. Ha infatti definito il lavoro sostenibile «da un punto di vista creativo», lasciando intendere che lavorare sugli archivi, oggi, possa essere per lui un modo diverso e più stimolante di pensare la moda.
Negli ultimi mesi, del resto, lo stilista si era già riaffacciato nel sistema quasi in punta di piedi. A gennaio era stato avvistato in prima fila al debutto haute couture di Jonathan Anderson per Dioruna presenza che non era certo passata inosservata. E ora, dopo aver raccontato di aver preso del tempo per visitare musei, camminare nei boschi senza telefono e ritrovare l’istinto, Galliano sembra pronto a rimettersi davvero in moto.
Da qualche mese, infatti, starebbe già lavorando in segreto in un atelier nei dintorni di Parigidove avrebbe iniziato a sviluppare il progetto. «È ancora presto, ma ho già lanciato diverse tele», ha raccontato, aggiungendo che solo una volta riviste capirà «fino a che punto posso spingermi in sicurezza». Sul lavoro in corso si preferisce non sbilanciarsi troppo, ma una cosa la lascia intendere chiaramente: è un progetto «guidato da forma e proporzione», senza ricadere in categorie precise. O, come dice lui, qualcosa che si muove «oltre il genere e oltre le stagioni».
