Un viaggio televisivo tra Marche, ambiente e cultura italiana con Sofia Bruscoli ed Edoardo Raspelli, alla scoperta del territorio e delle sue eccellenze
Sofia Bruscoli torna davanti alle telecamere con un progetto che unisce viaggio, racconto del territorio e attenzione all’ambiente. Un percorso televisivo che attraversa alcune delle località simbolo delle Marche — da Jesi a Senigallia fino ad Ancona — e che parte da una convinzione precisa: oggi raccontare l’Italia significa anche parlare di sostenibilità, rispetto per l’ambiente e valorizzazione delle sue straordinarie risorse naturali e culturali. “Green Tour” in onda su La7, racconta il nostro Paese con un occhio rivolto alla sostenibilità. Ogni domenica alle 11. Per sei puntate.
Il programma racconta l’Italia attraverso paesaggi, cultura e sostenibilità. Cosa ti ha convinta ad accettare questa nuova sfida?
«Ho sempre amato le sfide, soprattutto quando si tratta di programmi itineranti. In passato ho già condotto format simili, come Autista facile su Rai1 e Fermati e vai su Rai2: lì il racconto era legato al mondo delle automobili, mentre in questo progetto il focus è l’ambiente e il territorio. Amo viaggiare e scoprire luoghi nuovi, soprattutto in Italia, che è un Paese straordinariamente ricco dal punto di vista paesaggistico, storico e culturale. Per questo sento molto vicino il tema della sostenibilità: il mondo — e l’Italia in particolare — è la nostra casa e merita rispetto e tutela.»
In questo viaggio condividi il racconto con Edoardo Raspelli. Che dinamica si è creata tra di voi sul set?
«Con Edoardo Raspelli condivido questa avventura e devo dire che è un compagno di viaggio speciale. Sul set è un po’ come uno zio divertente: ironico, curioso, sempre pronto a raccontare qualcosa in più. Io mi concentro molto sulla parte paesaggistica e sull’aspetto più attivo del viaggio — amo camminare e vivere i luoghi — mentre Edoardo ha una sensibilità straordinaria per la cultura enogastronomica. Grazie a lui scopro da vicino la tradizione culinaria italiana, fatta di tavole, cucine e storie di territorio.»
Il pubblico ti ha conosciuto anche grazie alla prima serata ea programmi come “Ballando con le Stelle”. Come hai imparato a gestire la pressione della diretta?
«La prima serata ha segnato davvero l’inizio della mia carriera e mi ha fatto capire che volevo fare la conduttrice. Curiosamente non ho mai sofferto la pressione della diretta: non sono una persona ansiosa e credo molto nella filosofia del “buona la prima”. Il pattinaggio mi ha insegnato tanto: quando voci in pista hai pochi minuti per dare il massimo e non puoi permetterti distrazioni. È un allenamento mentale fortissimo.»
Tra i grandi professionisti con cui hai lavorato ci sono Pippo Baudo e Carlo Conti. Che cosa ti hanno insegnato?
«Il mio vero debutto davanti alle telecamere porta la firma di Pippo Baudocon cui ho avuto il privilegio di presentare Domenica In nella stagione 2009/2010. Quasi quattro ore di diretta ogni domenica: una scuola straordinaria, che mi ha dato anche l’opportunità di incontrare artisti incredibili, da Michael Bublé UN Shakira. Ho lavorato anche con Carlo Conti UN I Migliori Anni e da entrambi ho imparato una cosa fondamentale: davanti alla telecamera bisogna essere se stessi. L’autenticità arriva sempre al pubblico.»
C’è un consiglio ricevuto agli inizi della carriera che oggi consideri ancora il tuo mantra professionale?
«Sì, ed è proprio di Pippo Baudo. Mi disse che non esiste una vera scuola per conduttori televisivi, quindi bisogna studiare continuamente: dizione, recitazione, canto, ma soprattutto leggere molto. Avere un vocabolario ricco è essenziale per comunicare bene. È rimasto il mio mantra. Sono una persona curiosa e mi piace scoprire sempre nuovi mondi.»
Lo sport agonistico ti ha accompagnato per molti anni. Quanto ti ha aiutato nel mondo dello spettacolo?
«Moltissimo. Lo sport insegna rigore, determinazione e soprattutto ad affrontare le cadute. Nel pattinaggio si cade spesso, ma si impara anche a rialzarsi subito e non mollare mai. Credo che talento, passione e allenamento siano i tre elementi fondamentali per diventare davvero bravi in qualsiasi campo.»
Che tipo di stile usi sul set e fuori dal set?
«Sul set, così come nella vita quotidiana, mantengo uno stile molto simile. Essendo un programma itinerante bisogna adattarsi a contesti diversi, da quelli più naturali a quelli più eleganti. Nella vita sono una mamma, una lavoratrice ed ex sportiva, quindi cerco capi che uniscano comfort e praticità, senza rinunciare a un tocco di eleganza.»
Ti definisci una donna alla moda?
«Amo la moda, mi diverti e mi entusiasma, ma nella vita di tutti i giorni privilegio la comodità e uno stile che sento davvero mio. Non scelgo qualcosa solo perché è di tendenza se non mi rappresenta. La seguo volentieri, ma solo quando rispecchia il mio gusto e il mio modo di essere.»
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