La conduttrice ripercorre il dietro le quinte del Festival di Sanremo 2026tra emozioni, musica e il lavoro quotidiano nella glass box del Teatro Ariston
Tra i protagonisti del “PrimaFestival” dell’edizione 2026 del Festival di Sanremo, Manola Moslehi ha guidato il pubblico nel clima che precede ogni serata all’Ariston, affiancata da Ema Stokholma e Carolina Rey. Un ruolo che le ha permesso di raccontare giorno dopo giorno la manifestazione da vicino, tra musica, televisione e curiosità dal backstage.
Cosa ha rappresentato per te l’esperienza al “PrimaFestival”?
«È stata davvero entusiasmante. Il “PrimaFestival” è come un anticipo di ciò che accade sul palco: in pochi minuti devi riuscire a trasmettere l’atmosfera della città, l’attesa degli artisti e tutto ciò che succede dietro le quinte. È impegnativo, ma allo stesso tempo speciale, perché ti permette di vivere Sanremo da una prospettiva molto ravvicinata.»
Il tuo percorso include musica e radio. Quanto hanno influenzato questa esperienza?
«Tantissimo. Aver cantato mi aiuta a comprendere meglio le emozioni dei concorrenti: così cosa significa affrontare un palco importante. La radio invece mi ha insegnato il senso del ritmo e la capacità di comunicare in modo diretto e spontaneo con chi ascolta o guarda da casa. Qualità fondamentale per un format rapido come il “PrimaFestival”n.»
Che tipo di clima si respirava nella glass box davanti al Teatro Ariston?

«Era un punto di osservazione davvero speciale. Da lì vedevamo passare cantanti, professionisti del settore e tantissimi fan. Durante il Festival Sanremo diventa un concentrato di emozioni: entusiasmo, adrenalina, felicità. Il nostro obiettivo era proprio raccontare questa energia unica che invade la città.»
Com’è stato condividere questa avventura con le tue colleghe?
«Con Ema Stokholma e Carolina Rey si è creata subito una grande intesa. abbiamo già avuto modo di conoscerci e questo ha reso il lavoro ancora più naturale. Ognuna di noi ha portato il proprio stile e la propria sensibilità, e penso che il pubblico abbia percepito questa armonia.»
C’è un ricordo che conserverai più degli altri?
«I momenti immediatamente prima che gli artisti salissero sul palco. In quell’istante si percepiscono tutte le loro emozioni: l’ansia, la concentrazione, l’entusiasmo. Raccontare al pubblico quell’attimo così autentico è stato uno degli aspetti più belli.»
Cosa ti rimane di questa esperienza sanremese?
«La consapevolezza che la musica continua ad avere una forza incredibile. Il Festival riesce ancora a mettere insieme generazioni e percorsi diversi. Averne fatto parte, anche con il nostro racconto quotidiano, è qualcosa che porterò sempre con me.»
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