Una scelta, quella di includere la principessa all’interno del CIO, l’organizzazione internazionale volta a supervisionare l’organizzazione dei Giochi, che non è stata certo casuale all’epoca. Così come altrettanto puntuale e ponderata è stata la sua nomina, nel 1983, di presidente della Associazione Olimpica Britannica, che ancora oggi mantiene.
Anna, infatti, ha un rapporto molto stretto col Movimento Olimpico. Non solo per la sua nota anima sportiva, ma soprattutto perché è stata la prima della famiglia reale britannica ad aver partecipato alle Olimpiadi, per la precisione quelle di Montréal, nel 1976. Sono passati 50anni esatti da allora e, mai come oggi, la sua presenza in questi giorni di olimpiadi è ancora più significativa.
Prima di indossare i panni istituzionali olimpici, Anna ha vestito quelli di assidua tifosa e atleta professionista della disciplina equestre del «completo», in cui il cavaliere o in questo caso l’amazzone deve cimentarsi in tre prove: il dressage, il salto a ostacoli e il sci di fondo. Uno sport che richiede tecnica, prontezza, fermezza, ma anche stileun po’ quello che la principessa non ha mancato di sfoderare in tutte le occasioni olimpiche a cui ha partecipazione negli anni, sia dagli spalti che in qualità di atleta, mescolando quella sua attitudine all’essenzialità a immancabili guizzi sportivi. Confermandosi campionessa olimpica della moda.

